14 febbraio, Camminata di San Valentino

Eravamo in 15 e anche oggi abbiamo camminato per due ore. Abbiamo riproposto il giro alla cascina Verdura e rientrando, ci siamo fermati alla Cascina Porrinetti. In entrambi i luoghi ci sono icone di S. Giobbe e S. Antonio Abate che venivano invocati dai contadini per la protezione delle loro attività.

San Giobbe

«Visse nel paese di Hus» (Giobbe 1,1), che molti autori identificano con la regione posta tra l’Idumea e l’Arabia settentrionale. Tutto fa credere che non fosse ebreo, ma «retto, timorato di Dio» (1,1; 2,3). Era al colmo della ricchezza e della felicità quando improvvisamente fu colpito da una serie di disgrazie che lo privarono in breve tempo di ogni suo avere e perfino dei figli (1,13-19). Semplici le sue parole di rassegnazione davanti alla perdita delle cose e delle persone piú care: «Jahweh ha dato e JIahweh ha tolto: il nome di Jahweh sia benedetto» (1,21). Colpito da una malattia che lo riduce tutto una piaga, non perde la sua calma, neppure davanti allo scherno e alla derisione della moglie (2, 7-10). Cacciato di casa, è costretto a passare i suoi giorni in mezzo ad un letamaio. Qui lo trovano tre amici che, informati della sua disgrazia, sono accorsi a confortarlo. A questo punto il libro introduce un lunghissimo dialogo (3-41) che discute in forma alta mente poetica il problema dell’origine cioè del dolore nel mondo. La vita di Giobbe dopo la prova è compendiata dal libro sacro in pochissimi versetti (42, 11-17). Riebbe i suoi armenti, generò di nuovo sette figli e tre figlie, visse ancora altri 140 anni. (Avvenire)

Etimologia: Giobbe = perseguitato, sopporta le avversità, dall’ebraico.

Martirologio Romano: Commemorazione di san Giobbe, uomo di mirabile pazienza in terra di Hus.